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Osservatorio | OSSERVATORIO DELLA SUSSIDIARIETA' SOCIALE |
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Come risposta alle molte riflessioni maturate nell’ambito del volontariato anche in seguito ad importanti riforme istituzionali e percorsi di riflessione è nato l’Osservatorio sulla sussidiarietà in Friuli Venezia Giulia. La sua istituzione si deve in particolar modo alle riflessioni sorte intorno alla riforma dell’articolo 118 della Costituzione che ha introdotto il principio di sussidiarietà, alla Convenzione per la riforma dello statuto regionale alla quale hanno partecipato un rappresentante del Comitato regionale del Volontariato e un rappresentante del Centro Servizi Volontariato, al “recepimento" della L.328/00 nella L.r.23/04 e nella L.r.6/06.
Il Comitato Regionale del Volontariato e il C.S.V. del Friuli Venezia Giulia hanno sottoscritto, in data 7 settembre 2005, un protocollo d’intesa con ANCI FVG, Federsanità e Conferenza permanente per la programmazione sociosanitaria della regione; nell’ambito del protocollo il C.S.V. si è preso l’incarico di attivare una funzione di informazione e collegamento tra le associazioni di volontariato e i vari enti e di avviare un “Osservatorio della sussidiarietà presso il quale verranno sistematicamente raccolte le normative, le convenzioni, gli schemi degli atti amministrativi e ogni altra documentazione”, mettendo a disposizione quanto già realizzato nell’anno passato dal Centro Servizi. Nell’ambito delle attività realizzate in attuazione del protocollo l’Osservatorio della sussidiarietà si è occupato di: • raccolta di convenzioni tra associazioni e enti pubblici e costituzione di una banca dati; • mappatura delle associazioni interessate ai Piani di Zona, divise per ambito e settore di intervento e segnalazione degli elenchi agli ambiti; • raccolta dei documenti relativi ai piani di zona prodotti dai diversi ambiti e dalla regione; • istituzione di un archivio presso lo sportello del CSV di Udine in cui conservare, suddivisi per Ambito, tutti i documenti raccolti a disposizione di quanti li richiedano; • partecipazione ad alcuni incontri di associazioni e tavoli di lavoro di alcuni ambiti; • attivazione di un comitato scientifico composto da 5 docenti universitari; • azioni informative su giornali e contatti con enti e amministrazioni. Il Comitato regionale del volontariato, in accordo con il CSV, ha ritenuto utile raccordare le diverse azioni e progettualità per favorire le possibili sinergie e per non disperdere risorse preziose e da questo orientamento nasce il progetto 2006 dell’Osservatorio sulla sussidiarietà come sintesi e raccordo tra queste azioni e progettualità. Alla fine di questo ampio lavoro di raccolta di documentazione, dati ed elaborazioni, è previsto dal protocollo l’attivazione di un tavolo di confronto a livello regionale tra le parti sottoscrittrici. Il confronto e il collegamento tra le diverse azioni e le attività di studio permetterà di sedere a questo tavolo forti di una riflessione approfondita con cui s’intende offrire un contributo significativo agli importanti processi in atto nella nostra regione. Attraversa tutto il lavoro la percezione di un gran investimento di energia e di passione da parte di tutti coloro che ci hanno lavorato, dai volontari ai ricercatori, dalle associazioni che con pazienza hanno più volte risposto alle nostre domande agli operatori dei servizi che ci hanno regalato le loro emozioni oltre alla loro personale lettura dei fenomeni sociali oggetto della ricerca. Il principio di sussidiarietà nei tempi che viviamo così problematici e poveri di “speranzosità”, cioè di fiducia nella possibilità di raggiungere dei risultati se si applicano le proprie forze, può concretamente essere quel fertilizzante del terreno comune su cui costruire forme di esercizio di democrazia e partecipazione volte al perseguimento dell'interesse generale. Sono nell'interesse generale le attività dei cittadini/e, delle istituzioni e delle imprese volte alla produzione, cura e valorizzazione dei beni comuni, materiali ed immateriali, realizzate senza fini di lucro, il cui arricchimento arricchisce tutti e il cui impoverimento impoverisce tutti. Sono beni comuni l’ambiente, la salute, l’istruzione, la fiducia nei rapporti sociali, la sicurezza, la vivibilità urbana, la legalità, la promozione dei diritti, la qualità dei servizi pubblici, l’integrazione sociale, la regolazione del mercato e altri beni simili, di cui ciascuno può godere liberamente, ma che proprio per tale motivo sono continuamente minacciati da un uso egoistico. Applicare il principio di sussidiarietà significa occuparsene su un piano paritario, significa fare lavoro di comunità, perchè, ad esempio, un parco pulito è un ottimo risultato, ma quando questo risultato è frutto di un processo di coinvolgimento, di responsabilizzazione e di collaborazione dei cittadini di un quartiere, esso è molto di più. Oltretutto non è possibile sviluppare la responsabilità ed il coinvolgimento se non attraverso il loro esercizio. Secondo noi quindi è preferibile esercitare il più possibile la sussidiarietà oltre che discuterne sopra in quanto crediamo molto nelle possibilità di apprendere tramite l'esperienza e la sperimentazione. In questo campo errori gravi non possono essere commessi e realizzare “sussidiarietà” non può che portare a dei cambiamenti nelle prassi consolidate vantaggiosi per tutti: per le istituzioni che si trovano a disposizione delle risorse inaspettate, per i singoli individui che costruiscono il proprio benessere oltre a quello degli altri e per le comunità che apprendono le une dalle altre modi di comunicare e modi di lavorare diversi. Oggi siamo allo start, quindi, e confidiamo di praticare sempre di più comportamenti sussidiari tra istituzioni, associazioni, privati cittadini. E' vero anche che cittadini responsabili rispetto alla gestione di beni comuni (come l'ambiente) e amministrazioni che hanno saputo rapportarsi con equità e senso di rispetto collaborando con i privati sono sempre esistite, ma forse non avevano la consapevolezza sull'importanza di questi atteggiamenti e forse oggi più di un tempo è maggiore l'esigenza di dare un nome alle cose ed alle azioni. In senso ampio possiamo considerare sussidiari tutti i comportamenti che completano e ed integrano le forme tradizionali della partecipazione politica e della partecipazione amministrativa; quindi un buon modo per aumentare la qualità delle relazioni tra società civile e istituzioni, aumentare il capitale sociale inteso nei due aspetti di coesione da una parte e apertura al nuovo verso l'esterno dall'altra parte. Per aumentare i comportamenti sussidiari è sicuramente importante che ogni soggetto faccia la sua parte nei termini e con i vincoli delle sue funzioni e dei suoi ruoli, ma è ancora più importante che si riesca ad avere una visione di futuro, che si discuta su cosa è benessere comune in senso antropologico-culturale e lo si faccia insieme. Non ci sono bussole da seguire o tesi da dimostrare, ma si tratta di un'esplorazione da compiere e in questa esplorazione sulle strade percorribili ci vogliono delle guide oneste (che non ingannino sulla meta) e competenti, capaci di muoversi e di dare fiducia in tempi di incertezza. Il volontariato, senza esserne pienamente cosciente, esprime questa tensione verso il meglio ed il meglio equamente distribuito per tutti. Per questo motivo può costituire attraverso i suoi organi, una forma di mediazione, “può rimarginare le ferite” che si sono verificate ultimamente tra istituzioni e cittadini. Il vero impegno politico consiste, ha scritto uno di noi, nel cercare il sottile filo della convivenza nel labirinto fatto da interessi e da ideali opposti. ....... Fino a che punto tocca ai cittadini e cittadine che partecipano alla società del benessere modificare il loro modus vivendi per poter ottenere un nuovo equilibrio, molto più inclusivo? Perché è di questo che stiamo parlando: dell’utilizzo degli scarsi mezzi che devono essere distribuiti fra soggetti dotati di un diversissimo potere al momento di decidere i criteri per la distribuzione di questi mezzi. E’ qui il luogo del volontariato? Sarà capace il volontariato di avere quella visione che permette di individuare i nuovi bisogni sociali, sarà capace di individuare quegli obiettivi di interesse pubblico che vengono oggi così spesso dimenticati? Ci sembra piuttosto evidente che la ripresa del paese non potrà basarsi solo su infrastrutture “hard” costituite da ponti, strade e ferrovie; sono indispensabili anche le infrastrutture culturali, le relazioni, le capacità di solidarietà spontanea ed organizzata che fanno dei nostri tessuti sociali qualcosa di vivo, dove ogni nodo dell'ordito è costituito da fili di diverso colore e grossezza, dove vale anche qui il motto “armonia delle diversità” affinchè il tappeto che ne esce sia il più possibile ricco e colorato per le generazioni che verranno! Chi decide come indirizzare le politiche pubbliche e come orientare l'uso delle risorse ha tutto l'interesse ad occuparsi anche di queste infrastrutture leggere, informali e non potrà certo farlo “dall'alto” senza dialogare con chi le tiene vive quotidianamente. Una volta ispirato questo ruolo che è politico nel senso più puro e autentico, ci sarà senz'altro modo di trovare gli strumenti di progettazione e di azione partecipate di chi prima di noi da qualche parte in Europa ed in Italia ha sperimentato delle forme di democrazia in collettività che si vogliono bene e che per questo sono dotate di un sano pragmatismo di base. Alcuni mesi fa, quando ci accingevamo alla ricerca sulla sussidiarietà in ambito regionale, parlavamo di alcune premesse per portare a termine il “compito”. Parlavamo di • necessità di conoscere il contesto e prefigurare con modalità “pro-attive” le possibili evoluzioni dell'integrazione e della sussidiarietà orizzontale per i diversi soggetti in campo, • capacità utilizzare in modo mirato le informazioni provenienti dal contesto esterno, • capacità di “guardare avanti e non voltarsi troppo spesso indietro”, • accettare di andare anche verso situazioni non conosciute. Possiamo affermare a ragion veduta che se la sfida non è vinta, comunque ci siamo procurati molte frecce per il nostro arco, costituito dall'esperienza e dalla determinazione con cui hanno lavorato le tre componenti, i tre gruppi di lavoro che si sono dati da fare; ognuno con le sue priorità ideali, a volte si sono confrontati sui principi ispiratori del loro agire, ma più spesso si sono compenetrati in una costruzione per cui è valsa davvero la pena impegnarsi. Per presentare sinteticamente il lavoro, dobbiamo dire innanzitutto che una parte è il frutto del lavoro certosino di raccolta dati e vera ricognizione del territorio associazionistico della nostra regione, fino al più sperduto comune di montagna, senz'altro utile per sapere chi sono, come e dove operano i più vari raggruppamenti, una parte è una ricerca sugli statuti e le norme che regolano il nostro vivere civile e che descrivono come viene inteso e su quali ambiti si gioca il discorso sussidiario, e la terza parte è una ricerca meticolosissima sui vissuti della partecipazione nei Piani di zona da parte di chi c'è stato e c'è ancora, che auspica una rinnovata capacità dei contesti locali di costruire il sistema locale di protezione. Riprendendo questa breve descrizione, 1. abbiamo fotografato il variegato e variopinto paesaggio del capitale sociale della nostra regione. Non è ancora tutto perchè come non c'è fine alla perfezione tecnica di un obiettivo fotografico, non c'è possibilità oggettiva di racchiudere ed incasellare tutto in tabella per 2 semplici motivi: la realtà dell'associazionismo è molto dinamica e varia, qualcuno direbbe anche frammentata in realtà di piccolissime dimensioni, orgogliose della propria autonomia. L'altro motivo è che comunque la sussidiarietà riguarda tutti e prendiamo atto che la realtà è fatta anche di altri soggetti, grandi e piccoli, che praticano responsabilità sociale e che non vengono citati. 2. Un secondo risultato è costituito dalla ricostruzione del quadro regionale sulle attività di sussidiarietà orizzontale verificandone la concreta manifestazione. A distanza di quasi sei anni dalla riforma costituzionale dell’art. 118 Cost., l’Osservatorio ha monitorato, nella maniera più ampia e dettagliata possibile, come siano stati regolati e attuati gli strumenti che rendono possibile la realizzazione delle attività in sussidiarietà orizzontale. In particolare la ricerca ha osservato: • la ‘concezione’ della sussidiarietà e la normativa a cui si dà attuazione; • i criteri scelti per favorire le azioni di sussidiarietà; • i soggetti privati che sono protagonisti di queste azioni; • gli ambiti delle azioni; • quali strumenti vengono utilizzati per favorire queste azioni; • i riflessi di queste azioni sul livello organizzativo degli enti locali; • gli adempimenti e i controlli messi in campo. 3. Infine l'Osservatorio ha effettuato una ricerca con approccio costruttivista, tramite l'uso di interviste individuali e collettive a tutti coloro (quasi tutti!) che sono stati gli attori dei Piani di Zona, attori in qualche caso protagonisti, in qualche caso solo comparse, in qualche altro caso attori principianti in cerca di una partitura; alcuni abili gestori di un canovaccio condiviso, altri sperduti e inconsapevoli partecipanti di un'orchestra ancora bisognosa di molte prove per poter suonare bene assieme .... Fuor di metafora, il lavoro sui Piani di zona è stato troppo importante per non occupare il dovuto spazio di analisi. Quello che abbiamo fatto non è una valutazione, ma una ricerca-intervento con tanti spunti di dibattito e crediamo di crescita per tutti. Ci hanno lavorato: Sandra Bresin, Marco Deriu, Daniele Donati, Eloisa Fontanini, Sergio Ghersetti, Fabio Giglioni, Fernando Marson, Dario Mosetti, Michela Pasut, Paolo Pecile, Vincenza Pellegrino, Sergio Raimondo, Sergio Silvestre, Paolo Usco, Giorgio Volpe, Roberto Volpetti, Andrea Vuano I Responsabili SSC dei 19 Ambiti territoriali; I Presidenti, Legali rappresentanti, semplici Associati delle più di mille Organizzazioni di Volontariato censite per la preziosa e insostituibile collaborazione prestata nell’individuazione e nell’aggiornamento degli elenchi citati, gli amministratori, il direttore ed il personale del Centro Servizi Interprovinciale del Volontariato del Friuli Venezia Giulia. Dobbiamo alcuni spunti al testo “Fare lavoro di comunità” di Martini e Torti, ma anche a tanti altri maestri che ci accompagnano ogni giorno e ci ispirano, non sempre tutti nelle stesse maniere e misure dato che omogeneità e conformità sono termini, questi sì, poco conosciuti dai volontari. A cura della consulente CSV dott.ssa Giovanna Roiatti ***
Qui di seguito potete scaricare alcune pubblicazioni realizzate dall'Osservatorio della Sussidiarietà.
REPORT OSSERVATORI PROVINCIALI E REGIONALI SU PDZ 2006-2008 Documento report provinciali () La Governance nei Piani Di Zona (780.94 kB)
CENSIMENTO FIVOL VOLONTARIATO 2006
A prendere le misure del volontariato italiano è la quarta Rilevazione nazionale sulle organizzazioni di volontariato realizzata a fine 2006 dalla Fivol, che a ottobre è stata incorporata nella Fondazione Europa Occupazione (Feo). Per conoscere tutti i dati scarica l'allegato:
(9 dicembre 2008) CENSIS: 42° Rapporto sulla situazione sociale del paese 2008. La "segnatura" della crisi c'è stata, ma apre a un adattamento innovativo della società. Aciclicità dell'economia e temperanza nei consumi sono la risposta italiana alla crisi: Internazionalizzazione permanente, nuovi italiani, mega cities, donne e cultura digitale i fattori trainanti della metamorfosi.
Giunto alla
quarantaduesima edizione, il Rapporto Censis prosegue l'analisi e
l'interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici del
Paese.
Libro verdesul futuro del sistema sociosanitario regionale"La vita sana nella società responsabile" http://www.libroverde.regione.fvg.it/
______________________________________________________________________________________________________ Scarica qui di seguito il testodella relazione annuale dell'Agenzia per le Onlus riferito all'anno 2008. tale documento è stato presentato il 6 luiglio scorso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. |